La cospirazione A.B.B.A.: Agnosticismo Bancario Barbaramente Allucinogeno – copertina KFM 8/12/2011

Scusate il ritardo. Non è stata pigrizia, né casualità quella che non ci ha permesso di andare in onda. Volevamo solo aspettare.

Siamo partiti da un’idea nemmeno troppo sofisticata, quella di parlarvi del fenomeno ABBA, la band che a cavallo degli anni ’70, portò il pop a sfidare le grandi correnti del white blues, hard rock, psichedelia, glam, punk e new wave, la guerra ai colossi americani e britannici, partendo dalla piccola Svezia, alla conquista del mondo, con 375 milioni di dischi venduti. Sarebbe stata una puntata estremamente lineare, l’Abba Sound, dal sapore vagamente Spectoriano, i costumi appariscenti e a tratti ridicoli, i due autori, l’orso Benny ed il topolino Bjorn a sfornare hit, le due dee Agnetha ed Anni-Frid, voce,corpo ed immagine, tema d’adorazione e motivo di masturbazione compulsiva di massa. Sarebbe stato semplice delineare la genesi di un fenomeno a noi noto, ed altrettanto caro, vendere il proprio corpo per musica, la propria vita privata per popolarità, i propri vizi per nuova etica collettiva. Non è mica poi uno scherzo, l’isteria di massa per mezza tetta od un culo, o addominali scolpiti a tartaruga muove i governi, gli intellettuali e la cultura del popolo. Siatene soddisfatti, visto che ne fate ancora parte.

Sarebbe stato semplice dicevo, ma non è stato così. Di questi tempi, niente è semplice.

Ho seguito con estremo interesse l’evoluzione del post Berlusconi. Ho visto i rapporti di potere degli Illuminati sgretolarsi sotto i colpi del popolo dei dissidenti. Ho osservato con perversa delizia le scene di festa e giubilo per la distruzione di un ordine, di un equilibrio diventato insostenibile , ho quasi sperato che la rabbia del popolo potesse essere per la prima volta cosciente, coscienziosa, e soprattutto compatta. Qualcosa cambia. Un breve attimo di speranza che si è tramutato però in sconforto.

La gente si è divisa, raggiunto il loro scopo, come ogni capodanno, dopo lo spumante ed il trenino, tutti a casa, che l’indomani pranzo lungo con i parenti. Le piazze sono vuote, le tv sempre accese, Il Martin Giuliano che eretico dello cul fece riforma ancora predica consigli. Messo da parte (temporaneamente) l’ottavo nano, tutti soddisfatti e tutti contenti. La palla passa ai Grigi padroni, i Gandalf della terra del Mezzo Euro, venuti a salvarci dall’Ombra del fallimento. Non è cambiato poi molto, tranne per il fatto che oramai anziché genuinamente di fica, si parla di lacrime e sangue, di tenere duro, che farà male, e non sarà breve, di portare la vaselina che è sicuro, l’uccello padulo vola a mezza altezza. E’ cambiato questo: il bunga bunga da privato è diventato pubblico, da dietro ovviamente. Siete contenti?

Oggi si parla della dittatura delle banche, che l’Italia ha svenduto la sua democrazia. Per potersi salvare è andata dai cravattari con la faccia rassicurante col capo chino e cosparso di cenere. Fateci questo favore, ipotecateci. Ma questo non mi preoccupa, anzi. Per un paranoico come me, questo è tutto grasso che cola, un vaso di Pandora scoperchiato in cui sguazzare per i prossimi 30 anni.

Ciò che mi fa veramente sorridere è che come in uno dei più fervidi sogni Giacobbiani, l’italia si è divisa in complottisti ed anti-complottisti, quelli che hanno consegnato il paese nelle mani delle eminenze grigie che decidono i destini del mondo e gioiscono di cotanta “responsabilità”, e coloro che strenuamente combattono il sistema pluto-giudaico-massone, il signoraggio bancario e lo strategismo sentimentale. Si proprio loro: l’uomo dalle fini intuizioni politico-filosofiche, Umberto “rutto libero” Bossi, l’hobbesiano Roberto “polpaccio” Maroni, il santo che tenta di spiegare ad un popolo di vichinghi cornuti abituati al totem del dito medio ( o più probabilmente a se stesso) cosa sia il Leviatano. Roba da Lovecraft piuttosto. Ed ancora il martire Scilipoti, il mezz’uomo venuto ad estirpare i mali del mondo, il nuovo messia che parla agli uccelli, ma non nell’accezione mistica del Santo di Assisi, quanto piuttosto nel limite godereccio della santa dei camionisti, Jessica Rizzo. Poi si arriva al piatto forte, il decano di lungo corso, l’Alfonso Luigi “Esticazzi” Marra l’uomo che ha denunciato il signoraggio bancario intricandolo in un’allucinazione collettiva di pelo pubico di secondo letto ed imponenti riflessioni sulla vita degne delle migliori collezioni harmony. L’avvocato grafomane ci regala attimi di squisita follia, di sogno ultimo, predicatore di inflazioni talmente grandi da poterci finalmente pulire il culo con una banconota da 500. Ed infine ci manca lei, la Sarita un po’ sgualdrina e di formazione bocconiana, le chiappe armate del movimento, colei che strusciandosi su di un bancomat della Banca di Roma di fronte al teatro Quirino (Pomicino), più che boicottare il numero di prelievi, ha creato un luogo di culto per i pervertiti di mezza capitale. E dietro di loro uno stuolo di saltimbanchi nani e mignotte che neanche il circo Togni, semel in anno licet insanire.

In questo pubblico delirio da LSD, si collocano sullo sfondo Goldman Sachs, commissioni Trilaterali, gruppi Bilderberg, cospirazioni per il controllo della mente, Rettiliani, maccartisti, antisemiti di lungo corso, cospirazionisti che fosse per loro Licio Gelli neanche un lustrascarpe sarebbe. In questo clima apocalittico da repubblica di Weimar, pronti con le carriole di carta straccia per andare a comprare appena un tozzo di pane, attendiamo fiduciosi il nuovo squilibrato di turno che da tutta la colpa agli ebrei, in un bar di provincia stavolta, davanti ad un piatto di pasta e fagioli, con il suo libro autoprodotto e autocelebrato dal titolo “Le mie polluzioni (notturne)”, inveire contro l’ennesimo Bar Mitzvah consumato nel crepuscolo.

Mazel Tov miei cari.

Sapete qual è la mia grande paura? Dopo un 20ennio di gazzarra politica da stadio, in cui tutti eravamo divisi in curve spranghe e manganelli, siamo stati abituati alla logica del “con me o contro di me”. Tutto il nostro humus culturale di aspettative e critiche ruotava intorno ad un feticcio di cipria e capelli finti. Ed ora fattosi da parte, abbiamo bisogno di nuovi feticci, nuovi punti di riferimento, nuovi mostri da combattere. Ci hanno abituato alla teoria del complotto fin da piccoli.

Ora viaggiamo su una sottile linea di confine, a tratti veramente impercettibile, che separa il legittimo dal grottesco. Questa delle banche è veramente una congiura dei lunghi coltelli od una bufala di rassicurante omertà capitalista? Se siete già con la mano ai sanpietrini, state sbagliando. Lo stesso se ve la ridete sotto i baffi. Qualsiasi opinione avrete, dovrete fare i conti con coloro che avete vicino. Sarete tacciati di scilipotismo paranoide o casinismo inciucista, sarete strenui oppositori secessionisti e padani (esiste il grana padano, esiste la padania, roba che Aristotele ed Hegel facevano pompini sulla via emilia) o placidi vitelli responsabili bersaniani. Non c’è scampo. Oramai sono riusciti a saturare tutte le possibili soluzioni. Questa è la vera natura maligna del bipolarismo di opinioni. A meno che non torni alla carica Mastella con una nuova luccicante lettura cerchiobottista delle cose, degna del miglior Walter V. Ma sono solo briciole.

C’è un’unica via di scampo. Conoscere, studiare, avere necessario senso critico da formare un vostro pensiero. Non appoggiatevi ai leader. Non appoggiatevi ai sedicenti intellettuali, scrollatevi di dosso questo torpore pecorone da fiducia incondizionata in chi vi comanda perché non ve lo potete più permettere. Abbiate necessario coraggio di soppesare ogni parola, ogni concetto, ogni lungimirante messaggio di speranza di futuro che suona come delle condoglianze , ogni pacca sulle spalle.

Sconfiggete questo agnosticismo da pigrizia, di paura da responsabilità. Urge davvero essere compatti, senza nessuna crepa, né spiraglio, dove il marcio può ancora attecchire. Dobbiamo sconfiggere questa dittatura di opinioni, dalla base. Altrimenti non ne usciamo più.

Siate cauti col paradosso delle banche. Siate previdenti. Siate furbi. Non cedete alle lusinghe da bar di periferia di questi quattro barbari, uscite fuori da quest’ incubo di allucinazioni non vostre.

Fatelo anche per me, perchè i culi di Agnetha e Anni-Frid tornino ad essere solo una piacevole distrazione degli anni 70 e non più motivo di paternali radiofoniche.

Ed un ultima cosa: lo spumante stavolta stappatelo solo a cose fatte.

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